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il Resto del Carlino

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Scritto da Administrator   
giovedì 08 novembre 2007

il Resto del Carlino

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

il Resto del Carlino è un Azienda di Bologna ed è anche il giornale simbolo di Bologna ed uno dei più antichi tra i quotidiani italiani tuttora in vita.

Perché si chiama così

Il primo numero del quotidiano bolognese uscì il 21 marzo 1885. Il formato era ridotto: 19 × 29 cm, addirittura più piccolo dell'attuale A4. La pagina era divisa in tre colonne. Tale formato venne scelto perché, secondo i canoni dell'epoca, esistevano due formati: uno “normale” per la stampa d'informazione; uno “ridotto” per i fogli cittadini popolari. Il nuovo giornale non doveva fare concorrenza alla stampa politica, ma inserirsi nel secondo filone.

Per quanto riguarda la scelta del nome, nella Bologna ottocentesca la moda giornalistica imponeva nomi come "La Striglia", "La Frusta", "Lo scappellotto". I fondatori scelsero “il Resto… del Carlino”, dove i puntini di sospensione non furono messi a caso. La testata si rifaceva infatti a un modo di dire: “dare il resto del carlino” significava “dare ad ognuno il suo avere”, “mettere a posto suocera e nuora”.

Ma dietro al nome c'era anche una precisa strategia commerciale. Il giornale costava due centesimi (invece dei 5 della stampa “seria” e di quella sportiva) e veniva venduto nelle tabaccherie. Siccome un sigaro toscano costava 8 centesimi, era facile per gli esercenti abbinare la vendita dei due prodotti e rendersi così promotori del giornale. L'idea comunque non era originale. I fondatori del nuovo quotidiano l'avevano notata a Firenze, dove circolava già da qualche tempo un giornale di nome Il Resto al sigaro. Presero l'idea e la portarono a Bologna. I loro nomi erano: Cesare Chiusoli, Giulio Padovani e Alberto Carboni. Tutti e tre avevano alle spalle studi di giurisprudenza e un'attività consolidata di giornalismo in altri fogli cittadini. A loro si aggiunse Francesco Tonolla come amministratore.

 

Il primo anno di vita

Il nuovo quotidiano si presenta come “giornale piccolo”, fatto “per chi non ha tempo di leggere i grandi”. Sulla testata compare una donna che fuma - con il riferimento al tabaccaio da cui “si va a comprare il primo sigaro della giornata”. La forma di esposizione delle notizie è agile e si presta alla lettura “in un batter d'occhio”.

La prima tiratura è di 8.000 copie, che dopo sei mesi diventano 14.000. Ma anche i costi di produzione aumentano e la proprietà non può fare altro che ritoccare il prezzo. L'aumento è minimo: un solo centesimo. Viene compensato con l'aumento delle rubriche.

La decisione però ha un effetto controproducente: i lettori sono spiazzati dal formato diverso mentre ai tabaccai il giornale non fa più comodo perché “non serve più come resto”'. Le vendite precipitano, si arriva allo stato di crisi.

La svolta arriva con l'ingresso nella proprietà di Amilcare Zamorani, che rileva la quota di Giulio Padovani. Avvocato di origini ferraresi trapiantato a Bologna, Zamorani trasforma il "Resto del Carlino" in un vero quotidiano di informazione. Il giornale assume il tono dei maggiori giornali nazionali e si colloca in un'area politica di riferimento, quella dell'Associazione democratica di radicali, repubblicani e socialisti legalitari. Il formato aumenta a 37 cm x 52, le colonne pure (da tre a cinque), così come il prezzo: 5 centesimi.

 

Il Novecento

Diventato il primo quotidiano bolognese, il giornale aumenta la tiratura durante tutta l'epoca giolittiana. Nel 1909, due anni dopo la morte di Zamorani, il giornale si sposta dall'area democratica-popolare a quella conservatrice-agraria.

La Grande guerra fa salire la tiratura a 150.000 copie, ma la successiva recessione provoca una forte crisi finanziaria, di cui approfitta il fascismo nascente per entrare nella proprietà del giornale e condizionarne la linea. Arnaldo Mussolini, fratello di Benito, entra nel capitale col sostegno economico della famiglia Agnelli. La conduzione del quotidiano è affidata all'allora capo degli squadristi bolognesi, Leandro Arpinati.

Nel 1945 la testata, epurata, diventa "Giornale dell'Emilia" ed è di proprietà degli Alleati, ma in breve tempo ritorna in mano agli agricoltori e industriali bolognesi. Nel 1953 la testata torna ad essere "Il Resto del Carlino"; dal 1964 il principale azionista diventa la famiglia di Attilio Monti, proprietario dell'Eridania Zuccheri.

A partire dagli anni Novanta la famiglia Riffeser, erede di Monti, ha messo in sinergia il Carlino con altri due quotidiani: il fiorentino La Nazione e il milanese Il Giorno nella rete QN - Quotidiano Nazionale. Il QN - Quotidiano Nazionale fornisce le notizie nazionali e internazionali uguali per tutti; ad esse ogni quotidiano aggiunge un dorso con le notizie che interessano il proprio bacino di riferimento.

La distribuzione del Resto del Carlino copre l'Emilia-Romagna, le Marche, la provincia di Rovigo e la Repubblica di San Marino; sono 15 in totale le edizioni a carattere locale: Ancona, Ascoli, Bologna, Cesena, Fermo, Ferrara, Forlì, Imola, Macerata, Modena, Pesaro, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini e Rovigo.

 

Firme illustri

  • Corrado Alvaro
  • Enzo Biagi
  • Giosuè Carducci (dal 28 luglio 1886)
  • Aldo Ferrari
  • Luca Goldoni
  • Olindo Guerrini
  • Alfredo Oriani (dal 1895)
  • Giancarlo Mazzucca
  • Giovanni Pascoli (dal 1896)
  • Gino Piva (1914-1929)
  • Giuseppe Prezzolini
  • Alfredo Testoni
  • Aurelio Saffi (dal 1889)

 

Diffusione

AnnoCopie vendute
2006166.057
2005167.081
2004174.066
2003176.311
2002176.212
2001180.483
2000185.573
1999185.488
1998191.978
1997197.376
1996203.825

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Ultimo aggiornamento ( giovedì 08 novembre 2007 )
 
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