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Affidabilità delle imprese della provincia di Bologna

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Scritto da Administrator   
lunedì 05 novembre 2007

L’AFFIDABILITA’ DELLE IMPRESE DELLA PROVINCIA DI BOLOGNA

Fedeli alla propria banca, affidabili, sempre più propense ad investimenti di lungo periodo, molto attente all’equilibrio fra tempi di pagamento e tempi di incasso, disposte a pagare velocemente i fornitori solo se operano nel commercio e nei servizi.

E’ in sintesi la fotografia sull’affidabilità delle imprese bolognesi che emerge da uno studio condotto dalla Camera di commercio in collaborazione con il Consorzio camerale per il credito e la finanza.

Con l’entrata in vigore a partire dal prossimo gennaio degli  accordi di Basilea 2 uno dei capisaldi del rapporto fra piccole imprese e banche – e cioè il rapporto fiduciario fra personale di banca e imprenditore - subirà un cambiamento significativo. Aumenterà infatti l’attenzione e l’importanza attribuita ai dati quantitativi, ovvero alle informazioni sullo stato economico e finanziario delle aziende desumibili dai documenti contabili, che verranno sottoposti a procedure standardizzate e centralizzate. Le imprese di dimensioni limitate inoltre non verranno più valutate facendo riferimento alla singola realtà aziendale, ma piuttosto gruppi omogenei di imprese simili per tratti strutturali., operativi e geografici.

Da qui l’obiettivo della Camera di commercio di analizzare le caratteristiche delle imprese bolognesi e confrontarle con alcuni elementi standard che concorreranno a definirne i livelli di rischiosità.

Complessivamente dallo studio, condotto su un campione di 526 imprese della provincia, ha evidenziato una situazione  soddisfacente: il 95% delle aziende si pone ad un livello di rischiosità bassa o molto bassa. In particolare a Bologna è doppia, rispetto alla media nazionale, la percentuale (20%) delle imprese che presenta ottimi “fondamentali”.

Ottima in particolare è la performance delle imprese manifatturiere: mediamente 7 su 10 si collocano nelle 5 migliori categorie della scala di rischio. E’ meno brillante il risultato nei servizi, dove solo il 30% delle imprese raggiunge i risultati di migliore solvibilità, ma di fatto non esistono “sacche di rischio” particolarmente elevate in nessun settore.

Maggiore è il fatturato e più solida risulta l’azienda: mentre infatti più di 8 imprese su 10 con un fatturato superiore ai 500.000 euro si collocano nelle classi di maggiore solvibilità, tale percentuale scende al 5% per le imprese con un fatturato minore di 50.000 euro. Anche fra i fatturati minori comunque le imprese che si collocano in situazioni di rischio sono mediamente solo 9 su 100.

La propensione ad investire paga sul piano della solidità finanziaria: il 66% delle imprese che investe in innovazione si colloca nelle prime cinque classi di solvibilità, percentuale che scende di 20 punti fra le imprese che non reinvestono i propri utili.

Lo studio svolto ha confermato inoltre l’esistenza di rapporto duraturi fra impresa e sistema bancario. Il 68% delle imprese afferma infatti di intrattenere un rapporto di collaborazione con una sola banca.

Tale rapporto di collaborazione si concretizza in operazioni di finanziamento di medio/lungo termine in quasi 6 casi su 10, nel 31% in operazioni tese a garantire l’elasticità di cassa, e solo nel 9% dei casi per finanziamenti a breve o per mutui. Questa elevata propensione alle operazioni di medio e lungo termine - meno costose di quelle a breve e non finalizzate al mero finanziamento di liquidità - rappresenta un ottimo segnale di una corretta pianificazione aziendale e di un’elevata cura all’equilibrio finanziario dell’impresa.

Il problema della liquidità è legato soprattutto all’esigenza di far coincidere i tempi di incasso con quelli di pagamento dei fornitori. In provincia di Bologna il 44% delle imprese presenta una coincidenza fra tempi di incasso dai clienti e tempi di pagamento ai fornitori. Poco più di un quarto delle imprese ha invece un formale squilibrio fra entrate e uscite.

La metà delle imprese incassa entro un mese dalla consegna della merce e circa 3 volte su 10 l’incasso è immediato. Va peraltro sottolineato che il 26%  delle imprese non incassa prima dei 90 giorni.

Le imprese commerciali e di servizi dispongono dei tempi di incasso minori: rispettivamente il 70% e il 53% incassa immediatamente o comunque non dopo i 30 giorni. Più dilazionati i tempi di incasso per le imprese manifatturiere: 7 volte su 10 per incassare attendono due mesi.

Solo il 20% delle imprese paga immediatamente, mentre il 52% dilaziona a 60 giorni, percentuale che sale al 74% fra le  imprese manifatturiere. La tendenza prevalente nel commercio (55%) e nei servizi (68%) è invece quella di regolare le proprie pendenze entro un mese.

Maggiore è il fatturato e maggiori sono i tempi di  pagamento: se infatti il 70% delle aziende che fatturano meno di 50.000 euro regola i fornitori entro un mese, le imprese che fatturano più di un milione di euro nel 76% dei casi pagano non prima di 60 giorni.

L’anzianità dell’impresa influisce positivamente: mediamente più l’impresa è “anziana” e meno è esposta al rischio di squilibri finanziari: infatti il 44% delle imprese costituite prima del  1970   rientra nelle migliori classi di solvibilità. Fra le imprese più giovani (sorte dopo il 1990) solo il 13% si colloca fra le prime classi, segno probabilmente di problemi di accessibilità ai canali di finanziamento.

A questo proposito è da rilevare che l’82% delle imprese che hanno preso parte all’indagine afferma di avere investito capitali propri per avviare l’attività. Si tratta del ricorso al cosiddetto love capital, ovvero prestiti concessi da parenti ed amici, che è a Bologna in linea con la media nazionale.

Ultimo aggiornamento ( martedì 06 novembre 2007 )
 
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